Curiosità

Storia degli scacchi

Il gioco degli scacchi ha origine in India attorno al VI secolo, da un gioco chiamato chaturanga: Il gioco venne adottato prima da Persiani che, modificandolo, lo chiamarono shatranj, e poi dagli Arabi (a seguito della conquista araba sulla Persia) e infine nell'Europa medievale.
Il primo trattato scacchistico di cui si ha conoscenza, opera di un medico di Baghdad, fu scritto nell'892. Il gioco si diffuse in tutta europa, favorito anche dal successo che aveva nella cultura cavalleresca, nonostante fosse fortemente contrastato dalla Chiesa.Inizialmente, in Europa le regole non differivano dal gioco arabo, lo shatranj, caratterizzato da una scacchiera senza colori e da regole che rendevano piuttosto lento lo svolgimento del gioco: la "fersa" (la donna nella successiva evoluzione) muoveva diagonalmente di una sola casella, l'"elefante" (poi "alfiere", o "vescovo" in inglese) muove di tre sole caselle in diagonale potendo saltare gli altri pezzi, i pedoni muovono sempre di una sola casella e promuovono sempre a fersa, gli altri pezzi muovono secondo le regole odierne tranne che non esiste arrocco. Nel corso dei secoli, la necessità di velocizzare il gioco, in particolare essendo le partite giocate per scommessa, comportò progressivamente l'adozione di movimenti più veloci, soprattutto dell'alfiere e della donna. Alla fine del quindicesimo secolo, vengono definitivamente fissate le regole moderne del gioco, ovvero viene creata una variante che si impone sugli altri sistemi di gioco: i pedoni avevano l'opzione di avanzare di due caselle al momento della loro prima mossa con la conseguente opzione per l'avversario di mangiarlo en passant; gli Alfieri potevano muoversi lungo tutto una diagonale libera (invece di essere limitati a muoversi obbligatoriamente di due caselle diagonali) e perdevano la possibilità di saltare la casella di colore diversa del loro colore; alla Regina era permesso di muoversi in tutte le direzioni senza limitazione di distanza, il che l'ha resa il pezzo più potente presente sulla scacchiera (prima poteva solo muoversi di una casella alla volta in senso diagonale). Nel Cinquecento il gioco conobbe un evoluzione nella teoria, con numerosi trattati, come l'opera di Lucena, del 1497, di Damiano del 1512 e di Ruy López "Libro de la invención liberal y arte del juego de Axedrez", del 1561, in cui viene elaborata una teoria delle aperture, e c'è un approccio scientifico allo studio. Nel Seicento e nel Settecento apparvero sulla scena scacchistica i primi giocatori professionisti,tra i quali Gioacchino Greco (1600-1634), e il francese François-André Danican Philidor (1726-1795) entrambi autori di trattati di scacchi.Si possono trovare in commercio scacchi dalle forme più svariate,quelli dal design più comune ("Staunton") vennero creati da Nathaniel Cook nel 1849,e vennero adottati da uno dei principali giocatori dell'epoca, Howard Staunton,a cui devono il nome, e ufficialmente dalla FIDE* nel 1924.

*La Fédération Internationale des Échecs (it. Federazione Internazionale degli Scacchi) è un'organizzazione internazionale che coordina le varie federazioni nazionali di scacchi. Viene spesso indicata con il suo acronimo francese FIDE. La FIDE venne fondata a Parigi, in Francia, il 24 luglio 1924 da diverse federazioni nazionali tra cui quella italiana. Il suo motto è "Gens una sumus" (Siamo una sola famiglia). La FIDE organizza il Campionato del mondo di scacchi (uomini, donne, junior), campionati locali e le Olimpiadi degli scacchi.


La leggenda degli scacchi

Come viene raccontata da Malba Tahan nel libro "L'uomo che sapeva contare" la leggenda più famosa sulla nascita del gioco degli scacchi: un giorno il Re diede udienza ad un giovane bramino, umile e povero. Una volta giunto alla sala del trono, il bramino fu interrogato, secondo le regole del cerimoniale, da uno dei nobili del Re."Chi sei? Da dove vieni? Cosa desideri da colui che, per volere di Visnù, è Re e signore di Taligana?". "Mi chiamo Lahur Sessa" rispose il giovane bramino," e vengo dal villaggio di Namir, a trenta giorni di cammino da questa bella città. Abbiamo avuto notizia, là dove vivo, che il nostro Re è afflitto da profondo dolore, che egli è amareggiato dalla perdita del figlio che gli fu strappato nelle vicende della guerra. "È terribile", mi sono detto, "che il nostro nobile sovrano si isoli completamente nel suo palazzo, come un cieco bramino che si abbandona alla sua pena; ho quindi pensato che sarebbe quanto mai opportuno inventare un gioco che possa distrarlo e aprire il suo cuore a nuovi piaceri. È questo l'umile dono che reco al nostro Re Iadava".(...) Sessa mise davanti al Re una tavola divisa in sessantaquattro caselle di uguali dimensioni. Su di essa erano disposti due gruppi di pezzi, gli uni bianchi e gli altri neri. Le figure di questi pezzi erano allineate simmetricamente sulla scacchiera e vi erano strane regole che governavano i loro movimenti.(...) Il Re Iadava fu molto interessato alle regole del gioco e si mise a far domande all'inventore: (...) Ad un certo punto il Re notò con grande sorpresa che i pezzi, dopo tutte le mosse fatte, erano spiegati esattamente come nella battaglia di Dacsina . "Osserva" gli disse allora il giovane bramino, "che, per vincere la battaglia, questo nobile guerriero deve sacrificarsi…" E gli indicò proprio il pezzo che il Re aveva posto a capo delle schiere impegnate nel cuore della lotta. Il saggio Sessa volle così mostrare che talvolta la morte di un principe è necessaria per assicurare pace e libertà al suo popolo." Il re capì la lezione e volle ricompensare il bramino facendolo governatore di una delle province del regno.